LA CASA TRADIZIONALE GIAPPONESE


7 Giugno 2012

LA CASA TRADIZIONALE GIAPPONESE La casa tradizionale giapponese è costruita e ideata per adattarsi alle calde condizioni climatiche locali e in risposta ai frequenti terremoti della zona.
I materiali leggeri sono i più utilizzati in Giappone, scelta dovuta in parte alla traduzione dell’insegnamento Buddhista, secondo cui ogni cosa ha una natura effimera, transitoria, che ha un inizio e una fine.
L’architettura giapponese basa tutti i suoi sviluppi sull’utilizzo del legno come materiale da costruzione privilegiato.
Uno dei motivi principali di tale preferenza è che le strutture in legno erano meno vulnerabili ai terremoti rispetto a quelle in pietra.
Il difetto principale di questi edifici è la loro vulnerabilità al fuoco.
Edward Morse prova a dare una spiegazione a questa scelta predominante, così, nel 1885 scrisse: "La casa giapponese risponde mirabilmente alle esigenze della gente. Un edificio a prova di fuoco è sicuramente oltre i mezzi della maggioranza delle persone […] così non avendo la possibilità di costruire una dimora, per necessità costruiscono una casa la cui stessa struttura consente di essere rapidamente demolita nel percorso di un incendio e poi facilmente ricostruita. […]Tegole, pareti mobili e anche i soffitti possono essere rapidamente smontati e portati via. […] La copertura è rapidamente spogliata di tegole e tavole, e la struttura rimanente è di lenta combustione per le fiamme.”.
La pagoda giapponese è costruita esclusivamente in legno, come ad esempio Gojunoto, famosa per le sue caratteristiche antisismiche.
Durante le scosse di terremoto i cinque piani oscillano in fase opposte impedendo alla struttura di spezzarsi, l'intero edificio oscilla e ogni sezione si muove intorno ad una colonna indipendente di ancoraggio centrale.
Tale pilastro è detto hashira, ovvero cuore delle cose e il luogo dove scende la divinità ed è l’elemento più importante di tutta la costruzione.
Questa concezione scintoista, legata all’osservazione dei fenomeni naturali, rivela la logica fondante dell’intera tecnica costruttiva giapponese: costruire un edificio in legno significa resistere alle forze della natura, non contrapponendosi ad esse, ma assorbendo il loro impatto.
Nella casa tradizionale giapponese non c'è frattura fra dentro e fuori: la dimora giapponese è il suo giardino, delimitato da un muro invalicabile, forato solo da una piccola porta e superarla significa essere ammessi nella casa.
Questo è ritenuto un grande onore, poiché́ l’abitazione rappresenta un luogo intimo e sacro per il popolo giapponese.
L'entrata rispetta difatti il rituale di purificazione: un passaggio su pietre distanziate attraverso il giardino.
Alla fine del ‘500 i costruttori giapponesi standardizzarono le dimensioni dei tatami ( la tradizionale pavimentazione del Sol Levante, composta da pannelli rettangolari affiancati fatti con paglia di riso intrecciata e pressata) in 90x180 cm, adeguate per un buon riposo.
Ogni dimensione nella casa giapponese è in relazione al modulo della pavimentazione tipica, a titolo di esempio il fusuma (pannelli verticali in carta che fungono da porta oppure ridefiniscono la struttura della casa) è di 180cm.
Il rapporto tra la casa tradizionale giapponese e la natura è molto stretto.
Gli shoji, ovvero i pannelli mobili che formano le pareti interne ed esterne in legno e carta, vengono rimossi d’estate per godere della vista del giardino, facendo della casa un padiglione in stretto contatto con la natura e il susseguirsi delle stagioni.
L’engawa, una sorta di veranda coperta da un tetto spiovente, filtra la luce naturale all’interno della dimora, proteggendola al contempo dalla pioggia.
D’estate essa diventa una parte del giardino, mentre durante la stagione invernale può essere chiuso fino a diventare parte dello spazio interno.
Esaminando le case giapponesi è evidente la ricerca della semplificazione per eliminare tutto ciò che non è essenziale, ambendo all’ideale del wabi-sabi, che si traduce nell’aspirazione alla bellezza delle cose umili e poco appariscenti, riuscendo a conquistare un equilibrio tra quiete, misura e raffinatezza.
Un’altra qualità essenziale è la ricerca di ampiezza in spazi relativamente piccoli.
Gli ambienti interni dell’abitazione tipica giapponese non sono concepiti per proteggersi dalla natura, ma per integrarsi con essa in piena armonia, cosicché gli spazi sembrano parlare allo spirito e infondere calma e equilibrio.
Molte abitazioni giapponesi hanno un’area, solitamente collocata nei giardini, esclusivamente dedicata alla cerimonia del tè, dove vengono utilizzati materiali naturali e vengono scelti accuratamente mobili e utensili.
La cerimonia del tè si tiene in una stanza, chiamata chashitsu, cui si accede passando per una porticina bassa, che costringe gli ospiti a piegarsi in segno di umiltà, e dove le finestre sono schermate e la luce filtra sommessa conferendo fascino e bellezza ad ogni elemento.
All’interno c’è una piccola nicchia, chiamata tokonoma, in cui è appeso uno scritto eseguito da un calligrafo esperto e una piccola composizione di fiori (chabana), adattata alla circostanza e coerente con la stagione in corso.
Il tokonoma ha da un lato un pilastro, chiamato tokobashira formato da un palo di legno appena sgrossato, cui di solito è appesa la composizione, costituita da un piccolo vaso e spesso un unico fiore, in modo che tutta l'attenzione sia attratta dalla sua bellezza.
La cerimonia del tè consiste in una successione di eventi prestabiliti: si incontrano gli invitati, si cammina nel giardino, si eseguono abluzioni, si entra nella sala da tè, si incontra l’ospite, si ammirano la stanza e gli utensili, si assiste alla preparazione del tè, si fa l’inchino e infine si gustano il tè e il cibo serviti.
In conclusione per i designer giapponesi la casa è costruita e predisposta per l’anima, in totale armonia e equilibrio con la natura.